C’è solo una cosa peggiore di una donna che non scopa: una donna che non scopa da tanto.
Ella si inaridisce, si intorcica sulla vita e come per gli arbusti che crescono in condizioni ambientali difficili, mette le spine.
L’uomo che soffre di tale astinenza è patetico, ridicolo, goffo ma ama il mondo e la sua compagine femminile. Spargerebbe il suo seme ovunque, a manbassa, senza badare troppo a bersaglio e mira.
La donna invece si avviluppa in spire mortali, seleziona in modo scientifico, rasentando immagini da terzo reich sulla purezza della razza.
Ti analizza, ti studia, vede in te il possibile marito/padre dei suoi figli. Soppesa ogni tua virgola, inflessioni della voce comprese. Non legge tra le righe, legge tra le consonanti.
E così è diverso anche il rapporto con l’autoerotismo. L’uomo lo considera una salvezza nella quale rifugiarsi sperando però sempre nel meglio, di smetterla di immaginare e toccare con mano.
La donna invece rimette nell’autoerotismo la sua aspirazione più alta, non desiderando più l’uomo e assumendo posizioni caratteriali tipiche della schizofrenia mista a manie di persecuzione. Non si emoziona più.
Così, se nella stanza della festa alla quale siete vi capita di chiaccherare con un esemplare che soffra di tale sindrome, affrettatevi all’uscita: sigarette e doppia fila sono sempre scuse plausibili.