Photog by Peter Vidani
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Dice il faggio…

Se l’essenza lignea più fighetta è in questo momento il wengee, quella più stracciona è sicuramente l’essenza faggio.

Fateci caso, ma i mobili più scadenti, fabbricati e venduti in serie in quei mobilifici tristissimi, cartine tornasole di un vivere quotidiano di basso valore estetico, sono invetibilmente in faggio.

Il faggio ha la particolarità di essere medio, non è nè chiaro nè scuro, si abbina quindi a tante cose (brutte) nelle nostre case. E’ l’eterna, insoluta questione centrista italiana. Una via di mezzo che prende dentro tutti, che non accontenta e scontenta nessuno. Prendete un volantino qualsiasi di quei mobilifici un po’ estremi e noterete che l’essenza principale è proprio il faggio. Utilizzano quel legno come un pantone, come un segno tangibile e riconoscibile di pochezza delle nostre visioni casalinghe.

Ma la cosa grave, forse ancora più del pover albero, è che costui si sposa al meglio con pareti arancioni che gridano di essere spugnate di rosso, che richiamano copridivano di frutta arancione anche essa, che si sposano infine con occhi rossi e stanchi di vedere per una vita intera tutto ciò.

Sapete di che materiale sono le bare?

Rivalutate la betulla, gente.