C’è chi dice che Dio è nei particolari. E io credo nei particolari.
Ieri sera il Tg5, la gioiosa macchina da guerra del Gruppo Mediaset, intervistava il suo presidente. Tautologica come cosa. Ma tant’è.
Il Piersilvio (un frankenstein tra un ragazzo normale e suo padre) ripreso nel suo studiolo, con il Mac 27 pollici in vista, saver screen di Mediaset che girava. Carte, cartelle, insomma lavoro sulla scrivania. Ripresa non frontale come il padre durante la sua discesa in campo ma laterale, mentre colloquia con l’intervistatrice. Numeri, fatturato, dividendi, nuove prospettive.
Io però in tutto questo insieme ho notato che il Piersilvio rigirava nelle mani una penna. Una penna, si. Ma non era una Montblanc platino e madreperla, nè un’altro gioiello della scrittura. Era una penna del popolo: una Bic nera.
La rigirava tra le dita, lei, strumento popolare, da ufficio postale, da tema a scuola, da modulo di residenza, da firma sullo scontrino della spesa.
Invece era nelle mani del figlio dell’uomo più potente d’Italia.
E me lo sono immaginato che le mangiucchiava il tappo, che la scaldava con l’alito, che toglieva il refil per usarla come cerbottana con le palline di carta imbevute di saliva o con il riso, sparate verso un sopreso Confalonieri.
Ho pensato anche a lei, la Bic.
L’ho conosciuta sui banchi di scuola e me la ritrovo sulla scrivania del Piersilvio.
Quando si dice fare carriera.