Photog by Peter Vidani
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Realitaly

Che poi ci si stupisce che Pupo (già il nome…), Emanuele Filiberto (e anche lì…) e un tenore (sosia di Apicella) possano arrivare secondi.

Improvvisamente ci accorgiamo che Sanremo non si svolge tra i fiordi o nei teutonici land o tra i british docks, ma sulla riviera dei fiori, Liguria, peggio, Italia.

Sanremo è lo specchio fedele, fedelissimo dell’italietta, quella con la “i” minuscola.

Quella che fa cantare un giovanotto che se non fosse erede di coloro che consegnarono l’Italia al nazifascismo, non avrebbe nessun motivo per essere portato sul palco.

Anche perchè sua maestà non canta, ma recita a mezza voce frasi sbrodolanti di pateticità, con quel pizzico di patriottismo che fa sempre saltare sull’attenti quegli irriducibili fascisti che arredano ancora i salotti di mezza Italia.

Aggiungiamoci poi Pupo che, oltre essere un monarchico dichiarato, verrebbe ricordato per canzoni come -Gelato al cioccolato- qualche scommessa con relativi problemi di bilancio e una entusiasmante edizione de I Pacchi. L’altro non lo conosco, ma dubito che sarà il prossimo testimonial della canzone lirica italiana nel mondo.

Ebbene sono arrivati secondi, in mezzo al vincitore di un reality e a un altro vincitore di reality, guarda un po’…

E’ come se questo strano paese non fosse più in grado di riconoscersi se non attraverso ciò che propone l’occhio della telecamera, che autentica e decreta il successo, che decide cosa fare vedere e ciò che deve essere censurato.

In un delirio mediatico dove la rivolta degli orchestrali sembra essere molto più docile e controllata di quanto Fellini immaginò; dove nel mezzo delle canzoni viene messo lo stacchetto degli operai di Termini Imerese con Costanzo sbiascicante che ricrea l’ideale suo show; con i politici di destra e di sinistra che si alzano per dire banalità e promesse che mai manterranno.

Chissà quando, come in The Truman Show, una barca lentamente sbatterà contro un fondale Cinecolor e svelerà, ai molti, che delle nuvole vere sono più affascinanti di un sole finto. Chissà…