Silvione nostro è stato colpito da un pugno, da una statuetta del Duomo, da un non meglio precisato corpo contundente. E’ andata proprio così.
Ora io non ricordo l’ultimo leader politico che si è preso un pugno in faccia, che sanguinava davanti alle telecamere, che mostrava la bocca con forse denti rotti. Forse in qualche comizio in Paraguay…
C’è da riflettere. C’è da pensare dove sta andando lo scontro politico di questo assurdo paese. Dove un leader di governo viene chiamato da tutti Silvio, manco fosse il vicino di casa. Dove come una rock star, dopo il pugno preso e con la macchina della sicurezza che andava via, vedeva un giovane trentenne urlare Silvio non mollare, non mollare! con la voce rotta dall’emozione nel vedere il suo idolo immortale precipitato al suolo come il più esile degli Icari.
Già. Il volto di Silvio era veramente preso dalla paura. Per la prima volta l’ho visto indifeso senza scorta, senza soldi, senza tv a mistificare. Senza maggiordomi a pulire il suo incedere, senza cortigiani pronti a confermare e ribadire ogni sua frase.
Lo so, lo so. Ogni forma di violenza è da condannare.
Però domando: non è forse violenza la sua straripante forza mediatica, il suo fottersene dello stato e delle istituzioni? Non è forse violenza far pedinare giudici e avere giornali di famiglia usati come manganelli? Non è forse violenza dire nefandezze e poi smentire additando gli altri a impostori e mistificatori? Non è forse violenza avere a libro paga mezzo paese che sbrodolante lo asseconda nel suo delirio di onnipotenza?
E allora rispolveriamo vecchi metodi educativi.
I bambini non si picchiano, ma quando ce vò ce vò!