Ho una buona vista: 12/10. Tanto buona da permettermi di leggere, dalla mia macchina in corsa questa mattina su un cartello dei lavori in corso, la seguente frase: STRANIERI BASTARDI. L’ho trovata geniale, a suo modo.
Non fraintendete. Non ho derive razziste e xenofobe, è che l’ho trovata nella sua allargata visione di una infinita poverezza.
Assurdo, ma riesco quasi a capire l’offesa al nero o all’immigrato. Rappresentano, loro malgrado, la paura di perdere la “roba”, già mirabilmente descritta dal Verga in Mastro Don Gesualdo. Ma qui l’orizzonte si allarga a dismisura fino a perdere contorni, obiettivi e paradossalmente, senso.
Gli stranieri quali. Gli inglesi? I tedeschi? O i marocchini? Gli irlandesi e i francesi oppure gli indiani e gli svedesi, con buona pace dell’Ikea? Gli italiani immigrati in Argentina o gli americani del nord?
I canadesi o i greci? Gli svizzeri? Gli spagnoli? I portoghesi? I maltesi? I russi? I brasiliani? I cileni? I peruviani? E così via discorrendo comprendendo tutti gli stati che compongono il mondo.
All’università mi hanno insegnato che un progetto senza vincoli è più difficoltoso di uno che ne ha, per il semplice motivo che se non sai dove puoi arrivare non sai quando sei andato oltre.