Ieri sera proiezione di 2012. Una cagata pazzesca, così mettiamo subito a posto la pagina della critica.
Trama: il mondo sta per scomparire, lo avevano detto i Maya, lo dice uno scienziato oggi. Tutti i paesi del mondo (quelli del G8) costruiscono arche per sopravvivere. Salire su quell’arca vale molto di più che una tribuna d’onore al derby. C’è anche l’arca italiana.
Tra i presidenti del G8 c’è anche il Silvio. Nel 2012, almeno nelle intenzioni della favola e senza prendere in considerazione scossoni, al potere c’è ancora Silvione nostro.
Il mondo inizia a trasformarsi orribilmente. Terremoti, incendi, inondazioni tutto il peggio che si può pensare. I grandi del mondo a questo punto del film si mettono in salvo. Non tutti però. La cancelliera tedesca Merkel dice chiaramente che tutti i grandi del G8 sono sulle loro arche tranne il premier italiano che ha deciso di restare a Roma e riunirsi in preghiera.
Scena seguente: il Giudizio Universale della Cappella Sistina inizia a sgretolarsi fino a crollare. Il cupolone di San Pietro esplode e travolge gli astanti sulla piazza, compreso Papa, premier e vicini.
Muoiono tutti, in Italia.
Gli altri vanno avanti, si salvano, spunta l’alba e la visione del continente africano come unica terra rimasta emersa. Bel finale, complimenti.
Scorrono i titoli di coda.
Nelle note si legge che il premier italiano non è salito sull’arca per un motivo preciso.
Pare che Capezzone lo abbia informato che non ci sarebbero state mignotte a bordo.
Quando si dice la coerenza.