L’aperitivo nasce negli anni 60, gli anni del boom economico, gli anni della rinascita e dell’esplosione dei consumi.
Nasce come conseguente soddisfazione dei bisogni primari (difficile parlare di aperitivo quando non c’era nulla da mangiare dopo) e come forma di aggregazione e socializzazione in un orario terradinessuno quale è il tardo pomeriggio.
Il problema dell’apertitivo, tramutatosi poi in happy hours, è lo scambio di intenti che ha provocato con la cena. Se prima l’aperitivo era noccioline e olive, ora l’happy hours è pasta, arrosto, risotti, brasato, polenta e tutto ciò che andrebbe a comporre un pasto normale. Cambiano quindi i fondamentali dell’aperitivo.
Non basta più bicchiere svasato per crodino e campari, con stuzzicadenti per olive ma c’è la necessità di bicchiere, piatto, forchetta, cucchiaio, coltello. Potremmo dire a ragione che è cambiato l’obiettivo della caccia. Non basta più un armamento leggero ma necessitiamo di autentici mezzi corazzati pronti all’azione.
Capita così che al Salone del Mobile 09, girando per eventi, ci si possa imbattere in una parete interamente dedicata al rito dell’happy hours, autori designers di fama che non posso nominare.
Compaiono così forchette che sono anche coltelli ma anche cucchiai. Stelle ninja del rito mondano dell’aperitivo maneggiate da maestri. Cinture nere del buffet, capaci di districarsi in modo leggiadro tra mille persone senza perdere neanche un pennetta alla panna.
Ma anche autentici frankestein del rito aperitivo, come bicchieri con piatti pensati per essere incastrati su di essi con asole per cannucce che abbeverano gli assetati mentre il profumo dello spezzatino a mezzo centimetro dal naso si confonde con la caipiroska alla fragola frozen (scusa?).
Il mio dubbio non è tanto legato all’oggetto, quanto alla presunta necessità di pensare e creare tali oggetti. Ovvero il processo mentale che porta individui apparentemente normali a porsi tali domande. A strutturare protesi orribili di azioni normalissime come il mangiare o il bere.
A loro rivolgerei la domanda se in vita loro hanno mai fatto un vero aperitivo e poi sono andati a cena o se per loro, andare fuori a cena, vuol dire andare a fare l’aperitivo.
Ecco da cosa deriva “Lo sbagliato”.