Voce del verbo gufare
posted 2 months agoChe la passione nazionale fosse gufare non è mai stata in dubbio. Nello sport poi non ne parliamo. Ma oggi la disputa su professionismo del portar rogna si è spostata inaspettatamente sul campo della politica.
Oramai gufare che il governo Berlusconi cada è roba frequente. I segnali chiari ed evidenti di tale situazione non sono più da ricercare in quelli che non l’hanno mai votato, non lo votano e mai si sognerebbero di farlo. I segnali di un progressivo scricchiolio li si avvertono bensì in quelli che del Silvio ci hanno il tatuaggio vicino al culo, inteso come cuore.
Fateci caso ma da discorsi del tipo “è il migliore” si è passati gradualmente al meno granitico “al suo posto chi dovremmo mettere?”
La nave forse, e dico forse solo per scaramanzia, sta aprendo delle falle nello scafo. Un tempo la galanteria e il codice del mare imponeva prima le donne e i bambini. Io invece inizio a intravedere un sacco di capitani di vascello in gonnella che si affrettano a lasciare la nave, mentre il suo armatore è chiuso nella stiva a ripassare per l’ennesima volta la parte dell’innocente contro i comunisti.
Qualcuno lo avvisi che lo spettacolino della sera sul ponte principale, questa volta forse non andrà in scena.
Vespaio
posted 2 months agoQuesta sera il miglior premier della galassia, prima anche di Capitan Harlock, consegnerà le case ai terremotati.
Primo Levi diceva che ogni epoca ha il suo fascismo: bene, noi abbiamo il nostro nel quale l’olio di ricino è stato sostituito con il potere televisivo. Questa sera, mancando per un soffio le reti unificate, andrà in onda il moderno mietere grano di ventennale memoria: il Silvio, mi piace dargli del tu oltre che del pirla, proprio come il funzionario Aler delle case popolari, darà le chiavi alle famiglie. Il tutto nella cornice ossequiosa e sbrodolante di quel servo di regime di Bruno Vespa.
Sarà tutto perfetto: le inquadrature, le luci, il cerone del Silvio, i terremotati lucidati e festanti tramutati in mini spot elettorali. Sarà così, vedrete.
Cercate però di osservare un’altra cosa, anomala anche per un entomologo. Vedrete che il vespone a un certo punto si sfregherà le mani, stropicciandole nel loro tipico movimento, esattamente come fanno le mosche.
Capirete in modo perfetto cosa si intende per trasformismo: una vespa che diventa mosca di fronte a una merda.
La banana col bollino rosso
posted 3 months agoChi non crede alla teoria dell’evoluzione forse non era con me nella metropolitana di New York l’altro giorno. Lì ho avuto la conferma che Darwin ci aveva visto lungo, altro che testimoni di Geova. Spiego.
Metropolitana affollata, ragazza biondina un po’ sciapa. Ragazzo, suo di lei, un po’ nerd con un pizzo tipo vagina sul mento. Ma non è di questo che voglio parlarvi.
Lei, per tutta la durata del viaggio, cerca in modo ossessivo i punti neri di lui sul viso, fino al collo e schiena. Maestria, spostamenti decisi e precisi del corpo, uso preciso di indice e pollice. Insomma, professionalità.
Fa schifo, lo so. Immaginate per chi era lì.
Fatto sta che quel comportamento profondamente animale, nel senso più letterale del termine, mi ha ricordato esattamente le immagini dei documentari su scimmie e primati quando si spulciano a vicenda in cerca di pidocchi. I punti neri sono vezzi che la jungla non concede di mettere in agenda.
Era impressionante vedere le somiglianze di posizioni, smorfie, movenze.
Mi sono anche immaginato un dialogo della coppia fatto di fauci spalancate, urli, colpi sul petto, rotolare di corpi sul pavimento, camminate caracollanti.
Inutile aggiungere, a voi gente di mondo, che il premio finale, proprio come in natura, rimane costantemente, inesorabilmente, la banana.
Etica professionale
posted 4 months agoE’ corretto, professionalmente parlando, utilizzare la penna della tavoletta grafica per scorrere le pagine di youporn?
Il messia e i suoi discepoli
posted 5 months agoUna delle astuzie della società attuale è di aver convinto i poveri ad amare i ricchi…In passato i poveri solitamente non amavano i ricchi: li si convinceva a sopportare la loro condizione con la forza o spaventandoli con l’inferno. Goffredo Fofi, “La condizione minoritaria”.
Questo era ciò che in testata riportava domenica l’Unità. L’avevo letta e riletta e ne avevo apprezzato l’intelligenza e la drammaticità di quanto scritto. L’avevo memorizzata, non tanto nelle parole quanto nel senso. Normale, mi era venuto in mente Berlusconi e il suo modo di comunicare. Era domenica però, non avevo voglia di rovinarmi anche quel giorno della settimana.
Poi oggi, al telegiornale de La7 (il TG5 lo schifo proprio) va in onda un servizio sul prossimo G8 dell’Aquila. Intervista alla popolazione, cosa ne pensa di tutto ciò, speranze, timori, delusione e voglia di ricominciare. Qualcuno si raggruppa davanti a un edificio, pare che ci sia Berlusconi. Telecamera, giornalista, una signora che potrebbe veramente essere mia madre nella piccola folla.
La giornalista chiede alla signora perchè è lì, cosa sta aspettando. Lei dice che è lì per vedere Berlusconi, che suo fratello dall’ospedale le ha telefonato per dirle che lì c’è il Presidente del Consiglio, “che mio fratello stravede per Berlusconi, c’ha anche il santino con la sua foto nel portafoglio…”
Ripenso a quelle tre righe lette domenica; non riesco a dare nessun giudizio, resto solo fermo pensando alla loro disarmante esattezza.
Vespasiani viaggianti
posted 5 months agoGira nei canali tv in questi giorni la pubblicità di un assorbente per le piccole perdite delle donne. E fin qui, nulla da dire. La particolarità di questo nuovo prodotto è che emana un profumo in caso di perdita di urina. E fin qui, nulla da dire.
La cosa che mi ha messo paura è il dialogo che le due donne hanno all’interno dell’ascensore, dove la pubblicità si svolge interamente.
Quella affetta da tale problema confessa che prima di questo rivoluzionario prodotto, prendere l’ascensore le era proibito. Claustrofobica? No, causa dell’odore che si sarebbe sentito in uno spazio chiuso come quello.
Contemporaneamente mi è venuto in mente quando da piccolo passavo vicino al vespasiano (ho fatto in tempo a vederne uno), percorso obbligato verso la scuola.
Non sono riuscito a trattenere una smorfia di disgusto.
Signora, che diamine!