Rima baciata
posted 6 days agoIeri moriva Alda Merini.
Era l’ultima grande poetessa italiana. Esordio a 15 anni, poi la malattia e un continuo altalenarsi di avventure e sventure, fino ai giorni nostri con una vita affidata ai servizi sociali, la povertà, l’infermità del fisico ma non della mente.
Fatto sta che il premiatissimo TG5, oramai uno strano incrocio tra Studio Aperto e Paperissima Sprint, titolava alla scomparsa della poetessa: “Un po’ di follia, ma quanta poesia”.
Bravi. Proprio un bel titolo. Come a dire: Alda, guarda che a mettere assieme una rima non è che ci vuole chissà cosa.
Già.
Chissà, magari alla notizia della scomparsa di Maradona faranno vedere un gol del derby del cuore di Bonolis.
Canale 5… tataratatatata tà!
Il dente del giudizio universale
posted 6 days agoCapita che a trentaquattro anni suonati ti devono ancora spunare i denti del giudizio. Capita che te ne vengano fuori due contemporaneamente. Capita quindi di soffrire come un cane per un dolore primordiale, simile al richiamo ululante dei lupi nella notte appena passata dei morti.
Così capita anche di recarsi, in quanto domenica, in un pronto soccorso odontoiatrico. Ci vado perché la situazione è peggiorata, perché ora sembro Marlon Brando nel Padrino e perché spero di placare con qualche farmaco i dolori tipo parto della notte passata.
So quello che mi aspetta come ambiente. Stanzone un po’ squallido, comunicazioni affastellate su una bacheca, soffitto alto, macchina enorme per pagare il ticket che chiaramente non funziona.
Entro. La sensazione è quella del commissariato di polizia: un perenne senso di colpa ti opprime. Il dottore è sbrigativo nei modi e nelle parole. Poco spazio ai convenevoli, mi intima di sedermi sul lettino. Inizio a sudare, ero convinto che mi desse solo un farmaco antibiotico. Estrae specchietto e quell’uncino maledetto. Inizia a scassare e non esagero, la mia gengiva con la furia e la cattiveria di uno che è lì alla domenica, che ha delle ferie arretrate, che ha l’infermiera non figa, che il caffè della macchinetta è peggio di quello dato a Sindona, che ovunque c’è odore di disinfettante, che tanto non cambia mai nulla, che magari lo sciopero lo facciamo sul serio, che porca puttana al Manghelli stavolta gli faccio sputare sangue, che ho più straordinari che ore di contratto, che il parcheggio è diventato un’impresa, che io ci avevo le belle speranze, che uno studio mio se davo retta a mio padre ora…
Smetto di urlare e stringere così forte i pugni che ho male ai polsi. Lascio cadere il braccio lungo il fianco, respiro affannato. Lo stronzo non ha usato neanche un goccio di novocaina.
Giuro, mi sento in colpa. L’effetto questura ha fatto il suo dovere.
Esco e nell’atrio dello stanzone che sembra di essere nella DDR, i presenti mi scrutano: avranno sentito le mie urla.
Io, comunque, non ho confessato.
Modelli negativi
posted 2 weeks agoIl fatto che viviamo un tempo sterile e distante nei rapporti umani non lo si evince solo studiando e analizzando il popolo del web e delle chat, ma lo si può constatare anche da particolari nelle pieghe del quotidiano.
Chiunque possiede un cellulare e molti conoscono nella sezione SMS la cartella Modelli. Si tratta di brevi messaggi preimpostati con significati vari, generici da usare come standard per situazioni appunto ripetibili e spersonalizzate.
Fatto sta che accanto al classico “sono in ritardo” compaiono anche strane composizioni tipo “Andiamo al pub. Per me un gin-tonic doppio”.
Due cose saltano subito all’occhio. La prima è la quantita liquida rappresentata da un gin-tonic doppio. Sarebbe calcolabile nell’ordine del litro. Io ho sentito un whisky doppio, ma il gin-tonic proprio no.
Secondo: veramente uno non ha tempo di scrivere ci vediamo dopo, al pub, in pizzeria ovunque tanto da ritenere utile il modello preimpostato? Il dubbio non lo rivolgo all’utilizzatore finale che penso mai userà tale shortcut per comunicare, ma a chi ha progettato la sequenza dei modelli approvandone anche quest’ultimo, e mettendolo subito dopo il “sono in ritardo”.
Bizzarrie umane dell’epoca che viviamo, dove il tempo va risparmiato perchè bene prezioso, ben più di uno stupido cellulare che pretende di sapere che a me piace il gin-tonic.
Un vodka lemon, grazie.
When we were young
posted 2 weeks agoDavid Trueba nel bellissimo “Quattro amici”, manifesto moderno di una generazione senza punti di riferimento affettivi, affermava che ti puoi considerare vecchio quando l’idolo della tua squadra di club ha meno anni di te.
Già…
Poi oggi scorro le pagine internet di una newsletter dedicata a bandi e concorsi per designer, architetti, etc.
Ho capito che il traguardo di Trueba, già ampiamente superato, aveva in realtà un secondo step ben più duro da affrontare.
Sei veramente vecchio quando non puoi più partecipare a nessuno dei concorsi riservati ai “giovani progettisti”.
A questo punto il mio 34 me lo giocherò alla roulette, che per la cronaca arriva fino a 36.
E lì, caro David, neanche la cabala può più venirti in soccorso.
Le comiche
posted 2 weeks agoE’ notizia del fine settimana appena passato che un volantino delle Nuove BR sia stato recapitato alla redazione del Riformista.
Nelle deliranti frasi, molto probabilmente frutto di un mitomane, si fa riferimento a possibili attentati a Berlusconi, Fini e Bossi. Insomma, i tre piccoli porcellin cacciati dal lupo della favola.
Sgombro subito il campo a stupide interpretazioni del pensiero: non mi sogno neanche che Berlusconi venga ucciso, ci mancherebbe solo che diventi santo per mano di un pirla qualsiasi. In carcere si, ma non ammazzato.
Vedendo il volantino nelle immagini di RaiNews 24, si nota che i brigatisti, o chi ne fa le veci, hanno scopiazzato la vecchia formula dei volantini BR. Stella a cinque punte, il nome bello chiaro e il testo scritto con una vecchia macchina da scrivere.
Un solo particolare ha tradito il gusto retrò delle vecchie BR. Il titolo con il quale iniziava il delirio era scritto in COMIC.
Si, avete capito bene, proprio il carattere usato specie nelle mail con immagini in Power Point. Quelle che fracassano i maroni e intasano la casella mail con cagnolini, gattini, immagini assurde e ridicole prese dal web e ricicciate dozzine di volte.
Per piacere brigatisti, usate altri caratteri. Helvetica, Bodoni, Myriad anche Arial ma non il Comic. E’ una questione di comunicazione.
Sarebbe come andare a un funerale con l’ipod. Nessuno crederebbe al vostro dolore.
Una prece.
Brevetti
posted 1 month agoFratelli africani non dovete più temere siccità e conseguenti carestie. Non più anni interi senza vedere una sola goccia di pioggia.
Io ho trovato il modo.
Macchè danze della pioggia. Niente rituali scaramantici e moderne diavolerie. Nulla di tutto ciò.
Basterebbe semplicemente che con scadenza prestabilita mi recassi sul luogo in questione. Niente aereo, niente traversate ma solo automobile.
Un viaggio lungo, estenuante. Deserti, luoghi impervi, pericoli. La macchina arriverebbe a destinazione portandosi con se tutto ciò che ha incontrato. Sabbia, sporco, polvere e detriti di ogni genere.
Una volta arrivato dovrei solo rendermi conto dello stato della macchina e lavarla.
Bene, non più in là di 4/5 ore dovrebbe verificarsi ciò che puntualmente si verfica nella verde valle Padana.
Ora, non ho idea di come si dica in etiope “ma quando cazzo smette di piovere” ma potrebbe essere utile controllare le previsioni per il fine settimana: soleggiato ovunque potrebbe essere solo un ricordo.
Rocco e i suoi fratelli
posted 1 month agoE’ notizia di oggi che il pornoattore Rocco Siffredi è accusato di evasione fiscale nei confronti dello Stato italiano per centinaia di migliaia di euro.
La notizia non è questa, o almeno, non è l’aspetto che interessa me.
La cosa che mi ha sorpreso in tutto ciò è che Repubblica.it, che io stimo in modo altissimo, ha corredato la notizia con una serie di fotografie prese da oscuri archivi. Vi mostro le più rappresentative.
La prima è presa direttamente dallo spot delle patatine, probabilmente con un cellulare a risoluzione 840x648. Impossibile capire di cosa si tratti se non grazie a una ferrea memoria fotografica.
La seconda lo ritrae a circa 22 anni, con mesh improbabili ma soprattutto due linee nere lungo la testa fatte con un programma tipo Paint di Windows che non si sa cosa vogliano rappresentare.
Ora dico, varrebbe la pena controllare cosa si mette on line, soprattutto quando si parla del primo sito italiano per visite giornaliere. E poi sarebbe bastata una foto, una sola per identificare nell’immaginario collettivo il volto di Rocco Siffredi perchè è più conosciuto di quanto si pensi. E quelli delle patatine lo sapevano bene.
Fatto curioso: nelle settimane di messa in onda dello spot, le solite associazioni proibizioniste e bigotte, denunciarono il fatto che fosse azzardato, se non di cattivo gusto, un porno attore come testimonial di un prodotto di largo consumo come quello.
Domanda: come facevano a sapere che colui era il Rocco nazionale?
Come si dice, colti in FALLO.
Voce del verbo gufare
posted 1 month agoChe la passione nazionale fosse gufare non è mai stata in dubbio. Nello sport poi non ne parliamo. Ma oggi la disputa su professionismo del portar rogna si è spostata inaspettatamente sul campo della politica.
Oramai gufare che il governo Berlusconi cada è roba frequente. I segnali chiari ed evidenti di tale situazione non sono più da ricercare in quelli che non l’hanno mai votato, non lo votano e mai si sognerebbero di farlo. I segnali di un progressivo scricchiolio li si avvertono bensì in quelli che del Silvio ci hanno il tatuaggio vicino al culo, inteso come cuore.
Fateci caso ma da discorsi del tipo “è il migliore” si è passati gradualmente al meno granitico “al suo posto chi dovremmo mettere?”
La nave forse, e dico forse solo per scaramanzia, sta aprendo delle falle nello scafo. Un tempo la galanteria e il codice del mare imponeva prima le donne e i bambini. Io invece inizio a intravedere un sacco di capitani di vascello in gonnella che si affrettano a lasciare la nave, mentre il suo armatore è chiuso nella stiva a ripassare per l’ennesima volta la parte dell’innocente contro i comunisti.
Qualcuno lo avvisi che lo spettacolino della sera sul ponte principale, questa volta forse non andrà in scena.