Photog by Peter Vidani
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San Nicola love and peace. Yo!

San Nicola love and peace. Yo!

BRRRR che brivido!

“Fuori le BR dal palazzo di giustizia”

E’ lo slogan che tanto ha fatto incazzare Napolitano in questi ultimi giorni. Forse non si rendono conto i signori del PdL che stanno spingendo il piede sull’acceleratore della follia umana. Perchè se a me prudono le mani come non mai, qualcuno potrebbe anche pensare altre forme molto meno ghandiane. 

Ecco, io non vorrei che il Sig. Lassini, responsabile della “Associazione dalla parte della democrazia” (?) un giorno tornando a casa, non si trovi di fronte quelle BR che lui tanto ha voluto fuori dal palazzo di giustizia. 

“Signor Lassini?”

“Chi siete?”

Il seguito è roba degli anni settanta

Strabismo della fede

E’ insopportabile, non per essere di sinistra o di destra ma per essere individui con un’etica, al divolo la morale, come i “seguaci” di Berlusconi (basta chiamarlo Silvio, per favore) riescano a giustificare i suoi comportamenti.
I cattolici che votano Pdl dichiarano oramai in gran coro che se fa leggi a favor della fede cattolica poco importa se lui sia un pessimo cattolico.
E allora si accettano bestemmie, orge, perversioni, sfruttamenti del corpo, menzogne, insulti, mistificazioni in cambio di favori.
Forse qualcuno di molto importante 2000 anni prima, avrebbe scacciato dal tempio non solo i mercanti di orii ma anche di altri valori.


Fighetto e grattachecca

Ricordate la pubblicità di questa primavera della Diesel?

Il “Be Stupid” esortava alla stupidità contro l’essere “smart” contrapponendo i due valori che prima di allora mai lo erano stati. La stupidità era sempre stata il contraltare dell’intelligenza. Ma alla Diesel non sono stupidi, anzi.

Improvvisamente il minus diventa un valore positivo. Colui che è “smart” è il vero stupido. 

Lo stereotipo dello scemo del villaggio diventa motivo aspirazionale, insieme agli occhialoni, ai capelli con il ciuffone, alla macchinetta fotografica digitale e ai jeans stretti tipici del mondo indie rocker.

Il problema è che il loro essere “stupid” non gli fa dire che i jeans che loro reclamizzano costano qualcosa come 150/200 euro.

Fatto sta che ieri il mio sguardo resta catturato da un’altra pubblicità di jeans. 

Recitava così: “Be intelligent”. Jeans a 14,90 euro.

Ecco, ho trovato improvvisamente perchè quella pubblicità mi era sempre sembrata monca, priva di un qualcosa di importante. 

Perchè tra uno stupido e uno che vuole essere “brillante, sveglio, alla moda, elegante” insomma fighetto, la via mediana è quella che preferisco: essere intelligente.

E per quanto mi riguarda è oramai da tanto tempo che per me Diesel è solo il contraltare della Super.

Tutti in carriera!

C’è chi dice che Dio è nei particolari. E io credo nei particolari.

Ieri sera il Tg5, la gioiosa macchina da guerra del Gruppo Mediaset, intervistava il suo presidente. Tautologica come cosa. Ma tant’è.

Il Piersilvio (un frankenstein tra un ragazzo normale e suo padre) ripreso nel suo studiolo, con il Mac 27 pollici in vista, saver screen di Mediaset che girava. Carte, cartelle, insomma lavoro sulla scrivania. Ripresa non frontale come il padre durante la sua discesa in campo ma laterale, mentre colloquia con l’intervistatrice. Numeri, fatturato, dividendi, nuove prospettive.

Io però in tutto questo insieme ho notato che il Piersilvio rigirava nelle mani una penna. Una penna, si. Ma non era una Montblanc platino e madreperla, nè un’altro gioiello della scrittura. Era una penna del popolo: una Bic nera.

La rigirava tra le dita, lei, strumento popolare, da ufficio postale, da tema a scuola, da modulo di residenza, da firma sullo scontrino della spesa.

Invece era nelle mani del figlio dell’uomo più potente d’Italia.

E me lo sono immaginato che le mangiucchiava il tappo, che la scaldava con l’alito, che toglieva il refil per usarla come cerbottana con le palline di carta imbevute di saliva o con il riso, sparate verso un sopreso Confalonieri.

Ho pensato anche a lei, la Bic.

L’ho conosciuta sui banchi di scuola e me la ritrovo sulla scrivania del Piersilvio.

Quando si dice fare carriera.

The book is red

Oggi seduto su una panchina di un parco di Milano osservavo dei bambini, avranno avuto 6 anni, giocare.

Si rincorrevano, si nascondevano, si buttavano a terra, ridevano e sudavano, proprio come dei bambini. Come l’immagine che avevo di me quando giocavo ai giardinetti.

“Avevo”…bellissima coniugazione l’imperfetto.

Si perché in tutta la faccenda del gioco e vattelapesca, una cosa differiva in modo sostanziale.

Quando ero piccolo io, nel momento di difficoltà, nell’empasse agonistica ci si rifugiava nell’ARIMO. Era stop, ferma, un attimo (l’attimino era al di là da venire).

Oggi la bambina con gli occhi azzurri e le treccine bionde, ha pronunciato un ben più anglosassone TIMEOUT.

Tempi che cambiano, mi sono detto.

Of course, ha risposto lei.

Polveroni Renata

Sul casino delle liste non presentate nella Regione Lazio.

Cinema, ore 22.00.

Signora distinta si presenta alla cassa.

” Mi scusi a che ora comincia il film?”

“Alle 22.30 signora” 

“Un biglietto per la proiezione delle 22.30 allora, grazie”

Dopo un’ora, alle 23.00, la stessa signora di prima con aria preoccupata, rivolgendosi alla cassiera.

“Signora mi scusi, mi ero attardata a mangiare un panino…perchè il film è già cominciato, perchè non mi avete aspettata?”

“Perchè il film cominciava alla 22.30 come indicato sul biglietto da lei acquistato: lei è arrivata alle 23.00 mentre tutti gli altri alle 22.25 erano già in sala. Mi spiace signora Renata Polverini, ma queste sono le regole del cinema Democrazia”.

Sssshhhhhh……